giovedì 4 aprile 2013

Il "re dei barboni" scrive poesie col gessetto sui marciapiedi

Un articolo firmato Gabriella Costalunga di quasi 25 anni fa



TORTONA - ..."Dimmi di un uomo la cui vita è andata distrutta e dirò mille ragioni per cui al suo posto potresti esserci tu..."

Il “re dei barboni” scrive poesie col 
gessetto sui marciapiedi

TORTONA - «Canto alla vita, a questa vita che il mondo butta via, come mozziconi di sigaretta, o che affoga negli urli degli stadi, nella violenza o nella droga. Continuerò a cantare nel mio andare randagio, emarginato e solo, beffato e umiliato». Si presenta così al suo interlocutore attirato soprattutto dalla sua poesia di viandante solitario, di menestrello instancabile della quotidianità che si affaccia al Duemila con occhi attenti ma un po' spauriti. E' quella quotidianità che è possibile ancora trovare dietro gli angoli delle nostre città, tra un marciapiede e l'altro;·è quella realtà che contraddistingue la società dei giorni nostri in cui lui, Armando Bruzzesi, 63 anni, è riuscito a ritagliarsi uno spazio tutto suo che fa di lui un personaggio in ogni senso. Non è un barbone qualunque ma, come tiene a precisare, il re dei barboni. Immediate e semplici le poesie che scrive e che poi lascia esposte sul marciapiede in attesa che qualcuno si fermi un attimo a leggere e a pensare. Lo ha fatto di recente anche a Tortona, una cittadina alla quale dice di essere particolarmente affezionato e dove ritorna, di tanto in tanto, a fare un giro. Figura minuta, barba lunga e capelli bianchi, occhi vivaci e fuggitivi: sono molti nella massa quelli che non riescono ad eludere lo sguardo di quest'uomo dall'aria quasi profetica. Così lui continua, recitando a memoria: «Canterò perché tu sei un re anche se barbone, in un mondo vuoto dove non c posto per i poeti, i santi e i sognatori. Tu, uomo bambino, in un mondo chiuso del tuo egoismo, irresponsabile...». Il suo passato resta avvolto nel mistero. Sappiamo solo che il «re dei barboni» è originario della Calabria dove ha vissuto durante l'infanzia e la giovinezza. Poi, forse una delusione amorosa, accompagnata da una forte ed irrefrenabile voglia di fuga e di cambiamento, gli ha fatto iniziare un nuovo cammino: la «via della strada e dell'arte di strada» che ben conoscono i madonnari, gli zampognari e tutti quelli che la gente comune guarda generalmente con diffidenza. «Da allora, non ho fatto che viaggiare - racconta - l'Italia la conosco tutta; strada facendo dal Sud sono risalito fin qui. Vado dove mi porta ilvento e adesso giro soprattutto in Piemonte poi, d'inverno, mi rintano a Milano dove ho un piccolo "rifugio". Queste poesie sono la mia vita, le ho presentate a diversi concorsi ai quali ho partecipato e sono stato chiamato pure in Tv, in emittenti private, e così in Rai, per raccontare la mia esperienza». Una vita di girovago, senza dubbio, piena di avventure, la sua. «Una notte, mentre dormivo alla stazione ferroviaria - dice - mi hanno rubato le scarpe». Per fortuna, però, non tutti i suoi incontri sono di questo tenore: «Ho avuto la fortuna di conoscere una persona che ha scelto trecento tra le poesie da me scritte in questi anni di "vagabondaggio", insieme ad altri componimenti e testi di canzoni. L'idea è quella di raccoglierle in un libro, il mio sogno nel cassetto. Ho già pronto il nome: "Libertà e Amore"». E' proprio vero che la vita è fatta degli incontri più incredibili, che spesso non mancano di lasciare un segno indelebile. Così è successo anche in quanti, dopo averlo incontrato e conosciuto, gli si sono affezionati come ad una sorta di saggio, iniziando a scrivergli centinaia di lettere. Tra di essi, la maggior parte è costituita da giovani con problemi di inserimento sociale e di emarginazione, ma altri invece sono degli anonimi ed insospettabili cittadini, quegli stessi che gli passano accanto di fretta e che non hanno neppure tempo per fermarsi a leggere e pensare. Quegli stessi che gli lasciano cadere qualche mille lire sulla frase che Armando ama lasciare impressa col gessetto sull'asfalto: «Dimmi di un uomo la cui vita è andata distrutta e ti dirò mille ragioni per cui al suo posto potresti esserci tu. Grazie>>. Gabriella Costalunga