sabato 27 aprile 2013

Senza nome né data (riflessioni sulla morte di un senzatetto)

Armando ieri mi ha detto che quando muore un barbone, un uomo che non ha niente e nessuno che lo reclami, il suo corpo viene sepolto, ma la tomba non avrà nome né data.
Sabato 20 aprile è morto Enzo Ingrassia, lui sosteneva d'essere parente di Ciccio Ingrassia, forse era un suo vezzo sostenere una cosa del genere, oppure perché no, poteva essere veramente così. Io l'ho visto 6 o 7 volte nei vari ambienti frequentati da chi non ha dove andare, né di che vivere; gli ho fatto delle foto perché era una persona gentile e sempre di buon umore, o forse quando l'ho incontrato gli girava bene, non so, fatto sta che mi sembra triste che un uomo muoia da solo in un ospedale senza che un amico o un familiare lo assista o lo saluti per l'ultima volta. Sembra che Enzo sia stato in coma per alcuni giorni prima di morire e che probabilmente non si sia nemmeno accorto di quanto gli stava accadendo.
Era il tipo di persona che non si preoccupava molto di ciò che faceva e questa cosa, spesso, fa combinare molti guai a tutti. Era pieno di vita e di forza, infatti aveva lavorato anche come muratore, grazie a suo "zio", il re dei barboni, che aveva garantito per lui, ma poi Enzo non riusciva a resistere e se ne andava via perché una vita "normale" non era la sua storia. La cosa che più mi aveva colpito era la sua allegria nel raccontare quanto gli era capitato dopo che aveva, in compagnia di alcuni complici, compiuto una cosa di cui non mi sembrava troppo dispiaciuto, se non per il fatto di non essere riuscito a godersi il frutto del suo "lavoro" per un'ironia della sorte che lo aveva portato a fermarsi con l'automobile nel posto sbagliato. Questa storia comunque comparirà nella sua interezza, riportata dalla persona che ha compiuto l'azione in questione, nel documentario che parla di Armando, dei barboni, e delle persone che abbiamo incontrato in questo viaggio che riguarda la sua vita, e per i momenti che lo accompagno, un po' anche la mia.
Armando mi ha detto che Enzo aveva sposato una sua lontana nipote e per questo si riferiva a lui come ad uno zio, poi l'unione era andata male ed ognuno aveva preso la sua strada, ma Enzo era contento che nonostante non avesse più a che fare con una donna in qualche modo imparentata con Armando, quest'ultimo si era comunque mostrato sempre amichevole con il "nipote acquisito".
C'è stato un momento, intorno al 2006-2007, che Enzo non aveva dove andare e così si era stabilito a casa di Armando, solo che dopo un po' questo uomo abbastanza irrequieto aveva pensato che si sarebbe sentito più libero in quell'appartamento mandando via il legittimo locatario e fu così che Armando passò nove mesi, circa, ospite dei Sinti. Poi, in qualche modo, gli amici di Armando convinsero Enzo ad andarsene, il poeta tornò a casa sua ed Enzo si tenne a distanza, continuando a frequentare  le panchine di viale Matteotti. 
A febbraio, fui abbastanza sorpreso di rivederlo in casa di Armando, come se niente fosse.
Naturalmente, l'esperienze negative passate dal poeta ed i mille consigli datigli non sono valsi a nulla, ancora una volta Armando si è sentito in dovere di fare tutto il possibile per una persona in difficoltà che aveva chiesto il suo aiuto. Armando è fatto così, non c'è modo che possa cambiare, tante volte antepone i bisogni degli altri alle proprie esigenze o necessità ed anche se si trova in difficoltà, raramente ti chiede esplicitamente di dargli cosa gli serve. Nel breve link filmato posto alla fine di questa pagina si desume che Armando aveva già rincontrato Enzo, dopo che questi aveva occupato il suo appartamento, addirittura lo aveva preso con sé in un suo viaggio in Liguria, anche se la cosa, molto probabilmente, gli aveva creato più disagi che vantaggi. A parte la confusione che spesso si crea con le date e la successione degli avvenimenti, spesso Armando nasconde o non dice le cose per difendere la sua libertà d'agire e di pensare, temendo forse di non essere compreso nelle sue decisioni e nel suo modo di vivere. Come tutti, è una persona piena di contraddizioni, a volte sbaglia sapendo di sbagliare, però alla lunga è difficile dire che umanamente abbia preso delle decisioni sbagliate quando si tratta di prendersi cura di chi è in difficoltà. Le vite di molte persone sembrano essere condotte soltanto in maniera di cercare il sistema migliore per autodistruggersi, non si sa bene se un giorno in più od in meno in mezzo alle altre persone possa veramente essere un buon risultato oppure il protrarsi di una sofferenza, però tutto rimane estremamente incerto fintanto che sullo schermo dello spettacolo della vita non si legge la parola: <Fine>. 
Molte cose accadono in modo imprevisto, altre sembrano scritte nel destino di una persona fin dalla sua nascita. La morte di un nostro simile deve comunque farci riflettere e tentare di farci capire il significato della nostra stessa vita. Io penso che la vita sia spesso un percorso difficile per ognuno di noi, non tutti siamo in grado di farci carico dei drammi degli altri, o di rinunciare alle nostre piccole conquiste per ricominciare sempre da capo, ma se riusciamo a portare anche solo una volta un aiuto concreto a qualcuno, oppure in qualche modo a rendere più agevole, o meno pesante e talvolta a far sorridere, o portare un po' di sollievo nell'esistenza altrui, magari regalando qualche istante di riflessione, comprensione o allegria attraverso semplici azioni, come la lettura di una poesia, di una frase o di una storia che ci faccia prendere coscienza del nostro stato di fragilità e simultaneamente della straordinarietà della nostra essenza umana, il nostro tempo non sarà stato del tutto inutile. 


Enzo aveva tre figli, il più grande ha 24 anni. <Sono tutti dei bravi ragazzi>, ricordo che questo è tutto quello che mi aveva detto una volta che mi aveva parlato di loro.


Questo era Enzo.
  Enzo a casa di Armando il giorno di S. Valentino del 2013

Questo è invece il filmato in cui Armando parla di ENZO
WDM