venerdì 31 gennaio 2014

Vivere di Sogni


Vivere in silenzio secondo le regole
del tuo vivere bene.
Vivere di sogni camminando nel sonno
un sonno che può trasformare i sogni
in incubi
rovinando tutta la voglia di vivere
l’amore… e noi.

Fa che non sia così.

A(r)mando Bruzzesi


Amour à la mer - Guy De Jong



Tra sogno e incubo





giovedì 30 gennaio 2014

Afflizione

49 

Colui che si affligge per un amato che ha perduto non crede ancora nel gran giorno in cui risorgerà.

Armando Bruzzesi




mercoledì 29 gennaio 2014

Ho conosciuto un idiota


Ho conosciuto un idiota
che mi ha fatto soffrire
ho conosciuto un idiota
che mi ha fatto illudere.
Ho conosciuto un idiota
che non ha saputo amare
ho conosciuto un idiota
che non saprò
dimenticare.


Armando, re dei barboni

Guy De Jong - Le poète
(Acryl cm 50X70)


martedì 28 gennaio 2014

Essere felici

48 

Noi siamo infelici o felici non per le circostanze della vita, ma per il nostro atteggiamento verso di essa.

Armando Bruzzesi

domenica 26 gennaio 2014

Abilità

47 

Se sei abile mostrati inabile, se sei capace mostrati incapace.

A. B.

Disegno di Guy De Jong

sabato 25 gennaio 2014

Sentirsi soli

Il Sentirsi soli

Un attimo mentre si cammina
tra la gente
nessuna voce si sente.
Il rumore dei passi che calpesta
la via
è la più profonda tristezza che 
vi sia.
Cuore freddo senza alcuna
emozione
animo triste dimenticata
passione.
L'incontro sperato
succede ad ogni istante
e può metter fine
al tuo tormento.

A. B.

Solo in una strada dove il rumore dei passi ti perfora il cervello
(wdm_photo)
9 ottobre 2010

Note fotografiche: fotocamera Nikon D700 e Nikon 28mm f 2,8 Iso 250 f 2,8 1/60 sec
Nonostante la bandiera  della Repubblica Democratica Tedesca, mi trovo a Pavia in via Filippo Cossa.
Buon viaggio con le F. S.
Il testo originale l'avevo scritto su un vecchio salvietta di carta delle F.S.




venerdì 24 gennaio 2014

Piccola stanza

Negli anni 1980 ero spesso ospite dei miei fratelli che vivevano a Villastanza, una frazione di Parabiago, in provincia di Milano. Qui, dormivo in un sottotetto dai muri di cemento grezzo, non era una stanza vera e propria, ma per me era un buon rifugio perché da quella casa, la stazione di Parabiago non era lontana ed io poi da lì potevo muovermi comodamente per andare un po' ovunque.
In quella stanza ho scritto molte poesie ed una l'avevo dedicata anche a quei muri.
Vi propongo qui di seguito i versi che descrivono abbastanza bene uno spaccato di quei giorni.


Piccola stanza

Ho una piccola stanza
in questa enorme casa
Tanti bei locali
ben arredati
in questa enorme casa!
Ma c'è una piccola stanza
dove io vado...
A fare? E' semplice:
entro e chiudo
dietro a me la porta
e lì dentro trovo
finalmente nella pace
tutto il mio piccolo
mondo
da riordinare!

Armando Bruzzesi
(re dei barboni)

Chiesa di Sant'Anna - Villapia di Parabiago

Ho inserito questa foto di WDM_photo perché non sono riuscito a trovare l'immagine che questo mio amico fotografo mi aveva scattato nella mia piccola stanza. Se riuscirò a ritrovare quella fotografia l'aggiungerò in seguito.


mercoledì 22 gennaio 2014

Promesse

46 

Prima di fare delle promesse è bene accertarsi di poterle mantenere.

Armando Bruzzesi

da un vecchio documento

martedì 21 gennaio 2014

Un fiore di Prato

Tanti anni fa, come ho già avuto modo di raccontarvi in precedenti pagine di questo mio diario che raccoglie gran parte dei miei scritti, pensieri ed immagini, vivevo a Prato e facevo il sarto. Eravamo agli inizi degli anni 1960, io ero ancora abbastanza giovane e pieno d'entusiasmo, credevo che lavorando avrei potuto dare dignità alla mia vita e già mi facevo strada nel mio settore: allora ero conosciuto come il mago del taglio perché mi bastava dare un'occhiata ai miei clienti per poi tagliare un vestito su misura, senza prendere le misure o fare alcuna prova. 
Non ricordo molto di quegli anni, so che ero sempre molto impegnato, abitavo in via Siena al numero 5, in una zona un po' periferica, ma il mio negozio era in centro, in via Santa Margherita, anche se non saprei più dire a che numero. Poco lontano, in via dei Saponai, conoscevo un materassaio molto bravo, un poco più grande di me, dal quale avevo acquistato dei materassi e col quale ogni tanto parlavo del più e del meno.
Lui, come capitava a quei tempi, già all'età di 15 anni aveva iniziato a lavorare come tappezziere per rivestire poltrone e divani,  si chiamava Loris Cangioli ed era nato nel 1922, era sposato ed aveva una bella bambina, sempre sorridente, che avrà avuto 5 anni.
Quel periodo a Prato e in altre città della Toscana lo ricordo come un bel momento della mia vita. Poi il mio destino cambiò ed io divenni un vagabondo.
Pur continuando a girovagare per l'Italia, già negli anni 1980/1990 mi fermavo spesso a Pavia, forse perché qui c'era un'attenzione particolare per le persone come me che riuscivano a trovare con facilità un letto dove dormire ed un piatto di minestra presso qualche struttura d'accoglienza per i poveri.
Non sempre si ricordano i volti che si incontrano, però è bello quando si viene accolti con un sorriso.
Negli ultimi anni, il Comune di Pavia mi ha concesso in affitto un piccolo appartamento in centro e mi segue, come segue molti anziani della città, con molta attenzione, non facendomi mancare niente. Io mi rendo conto di non essere più quello di un tempo, infatti raramente mi sposto da Pavia e solo se qualcuno mi accompagna. 
Sono indipendente, sono in grado di fare molte cose, ma certe volte quasi mi dimenticavo di mangiare o di occuparmi della casa. 
Da quasi un mese, due o tre volte alla settimana, il Comune mi manda una donna in aiuto per qualche ora, per preparami un piatto di minestra e per svolgere altri lavori.
Questa signora si chiama Tiziana e dice d'avermi incontrato nel 1996 a Pavia, quando io frequentavo il dormitorio pubblico di via Lunga e lei già svolgeva la sua attività come operatrice sociale.
Tiziana, nonostante sia a Pavia da più di 20 anni, ha un forte accento toscano, così le ho detto che anche io ho vissuto in Toscana per diversi anni. 
Parlando, scopro che lei è nata a Prato ed era la figlia di Loris, il mio amico materassaio.
Vengo a sapere che Loris morì nel 1979, che Tiziana ha un compagno scrittore e una figlia a Milano laureata in antropologia.

Insieme a Tiziana

E' bello ritrovare un amico o un amica, per me l'amicizia vera è una delle cose più importanti, non sempre vengo capito, ma non importa, cercherò di sintetizzare questo mio pensiero con una poesia che dedico a tutte le genti di buon cuore.

L'amicizia

L'amicizia è come un fiore
senza petali non ha colore
senza foglie non ha cuore
senza rugiada non ha umore
e senza terreno coltivato smette d'esistere
e di profumare.

Armando, re dei barboni

lunedì 20 gennaio 2014

Un pensiero alla terra dove riposano i miei cari

San Giorgio Morgeto - Reggio Calabria
(Panorama da Mezzogiorno)

Giuseppe Prenesti era il padre di mia madre, mio nonno. Era originario di San Giorgio Morgeto, un comune sulle colline dell'entroterra calabrese, in provincia di Reggio Calabria.
Rosario Bruzzesi, mio nonno paterno era di Polistena, un paese a pochi chilometri da San Giorgio. Rosario ebbe 11 figli e visse fino all'età di 105 anni, era un pirotecnico esperto che produceva fuochi d'artificio per le feste della zona; purtroppo sua moglie, mia nonna, morì a causa di uno strano incidente, qualcuno gettò un mozzicone di sigaretta proprio in un cesto dove erano state messe alcune bombe prodotte da mio nonno.
Ho conservato questa vecchia cartolina come ricordo della mia terra, avrei il desiderio di vedere ancora una volta questi posti dove ho trascorso la mia infanzia, ma talvolta sento un richiamo ancor più forte, verso i miei cari defunti e per questo ho scritto una poesia in cui sento le voci dei morti che mi chiamano a loro.

Il richiamo dei morti

Mi chiamano i Morti
mi invitano: <Vieni
riuniamoci ancora
c'è tanto da dirci
vedessi che bello
lo stare tra noi!
Bellezze impreviste
c'è luce stupenda
c'è pace operosa.
C'è gioia d'amare
in libero dono.
Non c'è paragone
col tempo di prima
sovrana è la vita
per tutti e ciascuno.
Nessuno si stanca.
Nessuno.>

Armando Bruzzesi

domenica 19 gennaio 2014

Lettera a mio figlio Giacomo

Ciao Giacomo,
Ti sorprenderà ricevere queste righe, purtroppo non ci vediamo da più di 30 anni, una vita.
Ti ho scritto gli auguri di Natale, prima ancora quelli di Pasqua e le felicitazioni per la tua unione con Manuela.
Perché ti scrivo codesta lettera? Ho ormai quasi 85 anni e non so quanto ancora camperò, potrei scrivere un poema per dirti dove e perché ho sbagliato, potrei incominciare a chiederti scusa, ma so che non capiresti, so che è opportuno usare con mio figlio un altro approccio.
Quando ti laureasti, io volevo essere presente. Quel giorno io arrivai a Plaesano troppo tardi e voi avevate lasciato il paese da poco tempo: il resto è una lunga storia, forse troppo lunga da raccontarti con una lettera.
Perché me ne sono andato?
Plaesano non mi piaceva, feci il possibile per convincere tua madre a trasferirci, tutti insieme, ma non ci fu nulla da fare.
Come ti ho scritto, credo che per lettera non ci si possa spiegare.
Tu mi domanderai: <Ma questo cosa vuole dopo tutti questi anni? Non si vergogna?>
Ti capisco perfettamente, credimi ti capisco. Io non ho alcun diritto, non ho nulla da pretendere, ma prima di morire desidero avere una possibilità, una possibilità che forse tu riterrai che io non meriti, ma che io ti chiedo, perché vorrei rivederti un'ultima volta. Ti chiedo solo questo, la possibilità d'incontrarti nel luogo dove vivi, o dove vuoi tu, concedimi la gentilezza di poterti rivedere almeno una volta.
So che non avrei dovuto farti chiamare dall'avvocato o da terze persone che ti hanno parlato nel modo sbagliato, mi sono stati riferiti i tuoi pensieri sul mio conto, sappi comunque che tua madre è stata l'unica donna che io abbia veramente amato.
Nella vita ho imparato a non dar giudizi sulle altre persone, ogni uomo fa le proprie scelte che possono anche essere non condivisibili, ma che vanno rispettate.
Poi, purtroppo, quando si sbaglia diventa difficile poter riparare ai propri errori.
Forse è così, ma io desidero sinceramente riparare ai danni che ho causato a te, nel corso della tua maturazione come uomo, so che ci sei rimasto molto male per tutto ciò che ho fatto, ma credimi se ti dico che non c'è stato un solo giorno che io non abbia pensato a te ed a quello che ti ho fatto.
Anche a te è capitato di di lasciare una donna, Lisa, e lo sappiamo entrambi che lei per questo soffrii moltissimo. Tutti possiamo sbagliare, nessuno è perfetto, questo lo sappiamo bene.
Io, come ripeto, ho commesso i miei errori, ma nonostante la lontananza ho sempre tenuto per voi un posto speciale nel mio cuore. Come puoi ben capire, certi pensieri continuano a tormentarmi, so che ti è difficile crederlo, ma è prorprio così.
Tu sei mio figlio, desidero avere l'opportunità di vedere il tuo volto e di parlarti, ancora una volta.
Ora decidi tu. Con stima, tuo padre.






sabato 18 gennaio 2014

Alleggerito dal rapinatore solitario

Un re ha molti sudditi ed io non mi sottraggo alle responsabilità che una tale posizione ha, pur di dar aiuto a tutti coloro che sono più sfortunati di me, perché al contrario dei monarchi che sfruttano il loro popolo, il re dei barboni è soprattutto una figura romantica che cerca di prendersi cura di chi è in difficoltà. Forse è per questo che i miei amici barboni vedono in me un personaggio carismatico e non perdono occasione per ricordarmi che io, in quanto "re" devo sostenere il mio popolo. Tra costoro, c'è chi chiede e chi invece si sente umiliato dal chiedere, ricorrendo ad altri metodi per ottenere qualcosa da un mondo che lo ha allontanato da qualsiasi possibile auto-sostentamento. Io vedo ciò che succede intorno me, ma sono un buono, anche se questo non mi risparmia dal farmi restare male in certe situazioni abbastanza tristi. Da una parte mi sento adulato al fine d'essere usato e dall'altro non oso fare nulla per far prendere la giusta strada a chi ha poco coscienza di sé. Forse è colpa mia, dovrei dare un insegnamento a chi lo necessita, ma tante volte si cerca solo di assecondare le persone pur di sentirsi utili, o di avere un po' di compagnia.

Insieme a Carmelo, il rapinatore solitario 

Ieri, è passato a salutarmi Carmelo, un siciliano che conosco da tanto tempo e che non fa certo mistero della sua ex attività.
Io credo che il nostro destino si decida già durante la nostra infanzia, ci sono degli avvenimenti che ci segnano o delle situazioni che ci portano a capire quello che veramente vogliamo fare, o essere. Da bambino capii di essere un'anima irrequieta, sempre alla ricerca di qualcosa, di un'ideale di libertà che poi mi ha portato a rifuggire una vita "normale", nel tentativo di affermare la mia personalità e seguire il mio istinto, la mia ispirazione.
Carmelo dice d'aver iniziato fin da ragazzino ad imbracciare un fucile calibro dodici a canne mozze e d'averlo usato come minaccia per estorcere denaro ai negozianti della terra dove viveva: è così che ha imparato il suo "mestiere".
La ricerca di sensazioni forti, le scariche d'adrenalina sono diventate il suo modo di vivere, la sua normalità, perché è solo un arma in mano che lo fa sentire sicuro, forte e come dice lui, è solo questo che sa fare per campare.
Carmelo ha scelto d'essere un rapinatore di banche, l'ultimo colpo che ha fatto è stato nel 2000, a Cava Manara, alle porte di Pavia, in quell'occasione è stato colto sul fatto da una pattuglia di 4 poliziotti. E' partito qualche colpo, ma lui, fortunatamente, aveva in mano solo un'arma giocattolo, così le imputazioni per lui sono state più lievi.
Anche se attualmente dice d'essersi ritirato, sa di avere le capacità per compiere azioni di un certo impegno, dovesse ripresentarsi l'occasione bella, bella. <Il lupo perde u pelo, ma non u vizio>, sue testuali parole.
All'occorrenza, con 40 euro si può comprare una bella pistola giocattolo, bisognasi togliere il tappino rosso, si scartavetra un po' vicino al carrello e si può far credere d'avere in mano un'arma vera. Bastano queste piccole modifiche, ma bisogna essere bravi per essere credibili. 
La sua migliore rapina gli ha fruttato 200.000 euro, quasi 70.000 a testa, solo che l'uso di certe sostanze come la coca, ha fatto finire in fretta questi soldi.
Dice d'aver fatto 13 rapine, ma adesso è solo un barbone.
Non ha mai fatto parte di associazioni malavitose, si sente un cane sciolto e va fiero d'essere stato indicato come il rapinatore solitario, anche se in realtà un paio di complici li aveva anche lui.
Quando sono andato in bagno, l'ho lasciato solo per un paio di minuti ed ho sentito che frugava tra le mie cose, avevo un sacchetto pieno di vecchie monete che per me erano un piccolo tesoro, quando sono tornato nella mia camera sentivo le monete tintinnare nella sua tasca. Ho chiesto a Carmelo se potevo fidarmi di lui e lui mi ha risposto che non mi farebbe mai nulla di male.

La fotografia in questa pagina racconta di tutto quello che vi ho detto.



venerdì 17 gennaio 2014

Atelier


Colui che stai leggendo
sta indossando
un bel vestito
di semplici parole
ed emozioni.
Se con dolcezza
bussando tu entrerai
in questo suo atelier
quasi segreto
con lui potrai annegare
in uno specchio più nuovo
riemergendo come eri prima.

Armando Bruzzesi
(dalla raccolta "Fiori e Pensieri")

Allo specchio
(nel bagno di casa mia, 17 gennaio 2014)

NB: I diritti d'immagine di tutte le mie fotografie sono di WDM_photo, mentre tutte le poesie e gli aforismi sono del sottoscritto. Nel caso vogliate utilizzare testi e foto di questo sito e di quelli collegati, per scopi non a fine di lucro, potete farlo, a condizione di citarne gli autori e senza effettuare nessuna modifica. Per altre finalità, si prega di contattare gli autori e di richiedere un permesso firmato.

domenica 5 gennaio 2014

Quello che sappiamo

45 

Le cose che sappiamo meglio sono quelle che non abbiamo mai imparato.

A. B.

Armando Bruzzesi qualche anno fa