sabato 19 agosto 2017

Deposta la lapide del re dei barboni


Negli ultimi mesi, Mattia Giarrizzo s'è adoperato per fare in modo sulla tomba di Armando Bruzzesi comparisse una lapide che recasse il nome del poeta e l'appellativo con il quale tutti lo conoscevano. Dopo aver presentato istanza al Vescovo di Pavia Corrado Sanguineti ed aver ricevuto risposta negativa è stata organizzata una colletta tra gli amici che ha raccolto i fondi necessari in un evento chiamato Poetry Lombardia 2017.
La lapide è stata deposta giovedì 17 agosto presso il cimitero di San Giovannino, a Pavia.

Deposta la lapide del re dei barboni


Rassegna stampa

Appello al Vescovo di Pavia Corrado Sanguineti
 Una Lapide per il re dei barboni

Addio al re dei barboni
Appello al Vescovo di Pavia


Addio ad Armando Bruzzesi
La Curia ha detto no



Mattia e Walter e la tomba di Armando

martedì 7 febbraio 2017

Momenti Felici

Caro Armando, ci manchi molto. Eri una persona veramente speciale, non imponevi mai la tua opinione o la tua presenza, non prevaricavi gli altri, avevi rispetto per i più umili e li aiutavi in ogni modo, anche a costo di restare tu senza niente. Sapevi osservare, ascoltare e consigliare; per tutti avevi solo parole buone e di speranza, conoscevi la sofferenza e la solitudine. Sapevi apprezzare la vita ed eri un vero amico.
Eri fatto a tuo modo, un po' re un po' bambino.
In pochi ti capivano, ma tutti ti apprezzavano.
Non ti stancavi mai di viaggiare, non potevi stare fermo, eri un vulcano in perenne eruzione. Era difficile seguirti nei tuoi progetti a lungo termine, forse non avevi previsto che un giorno te ne saresti andato e proprio per questo ti avevo creduto quando mi dicesti che saresti rimasto con noi fino ai 120 anni.
Ci vedevamo ogni tanto, è strano, non mi mancavi prima, eppure adesso che so che non sarai più dietro a quella porta, quando arriverò alla stazione, o dietro a quella finestra quando passerò per la tua strada, continuerò a vederti con la tua pipa in bocca ed il tuo cappellino logoro schiacciato in testa.
Continuerò a rileggere le tue poesie ed a cantare le tue canzoni, perché con le tue parole ci hai portato tanta gioia ed infinito amore. WDM ed i tuoi amici.


Solo un paio d'anni fa Armando mi ha mostrato la sua collezione di bambole, le regalava ai bambini, ma molte le teneva per sé nella credenza in cucina come un tesoro nascosto.

Momenti felici


Sogni lune

e soli splendenti

magnifiche giornate

con la tua ragazza

felicità e amore

ma poi ti svegli

e ti accorgi

che tutto è passato

e non ritorna più.

                                 rdb


domenica 29 gennaio 2017

Ultimo saluto ad Armando Bruzzesi poeta e artista

Volare con cuore d'artista dipende da te.
Particolare di un disegno in via degli Eruli, a Pavia, un luogo dal quale Armando passava spesso.

Martedì 24 gennaio 2017, Armando Bruzzesi, noto anche come re dei barboni (mi raccomando minuscolo, direbbe lui), lo pseudonimo che egli stesso scelse di usare tanti anni fa, ci ha lasciato.
Noi che lo conoscevamo da tanti anni, gli volevamo molto bene, ma anche chi lo incontrava per un semplice scambio di opinioni, per chiedergli di cantare una canzone o declamare una poesia, non poteva non accorgersi che Armando fosse una persona straordinaria, estremamente sensibile, generosa e amorevole. 
Qualcuno veramente speciale da trattare con estrema cura e dolcezza, quasi fosse un bambino.
Armando aveva un cuore puro e non voleva capire che nel mondo esiste tanta cattiveria e tanto egoismo. Si fidava di tutti e se quando dormiva sotto ad un salice, su una panchina, in una stazione dei treni o in un ostello per barboni qualcuno gli rubava le scarpe (oltre che tutte le sue povere cose, poesie comprese), evento che è capitato diverse volte, la sua prima reazione era la sorpresa e forse anche un po' di stizza, ma subito dopo immagino che dicesse: <Meglio così! Vuol dire che qualcuno aveva più bisogno di me di quelle scarpe; tanto io troverò chi me ne regalerà di più belle, sono pur sempre il re dei barboni!>.
Per Armando, essere re dei derelitti non significava avere dei privilegi, ma prendersi cura dei suoi "sudditi" ed è per questo che tutti coloro che per un motivo o per l'altro si trovavano in difficoltà, vivevano per strada e non avevano un soldo in tasca potevano contare su di lui. Da quando il Comune di Pavia gli aveva assegnato un appartamento in via Calcinara, molto spesso lì ospitava qualcuno, anche per parecchi mesi, anche a rischio di essere egli stesso allontanato dalla sua casa perché, purtroppo, non sempre i suoi ospiti erano persone corrette.
I Sinti di Pavia, grazie all'interessamento del povero Paolo Casagrande, lo avevano ospitato in una casetta (diventata poi la loro cappella) nel loro campo per nove mesi quando Enzo aveva occupato la sua casa e non gli permetteva di rientrare.
Era conosciuto e stimato da tutti.
Ieri, insieme ai suoi amici più cari l'abbiamo accompagnato nel suo ultimo viaggio. Eravamo in pochi e faceva molto freddo, la giornata era livida e senza un raggio di sole.

Armando fuori dalla Chiesa di San Teodoro a Pavia.

Dopo lunghe riflessioni, sapevo da tempo che Armando era malato (ma soprattutto che sarebbe arrivato questo giorno), ho pensato di continuare, con il suo consenso, ad occuparmi del suo blog. Perché ci sono ancora molte cose da dire e da ricordare della sua vita ai margini della società, sempre piena di speranza e di amore per tutti.
Aveva una gran voglia di vivere e di stare in mezzo alla gente, nonostante gli anni, era rimasto un bambino. Aveva sempre progetti e viaggi da realizzare. 
Il pensiero della morte l'ha sfiorato molte volte e spesso ci scherzava dicendo che era ancora giovane e che non avrebbe voluto andarsene prima dei 120 anni.
Più volte, i giornali lo hanno dato per deceduto, ma si sbagliavano, poi usciva la verità e si sapeva che si erano confusi con un altro barbone, quando Armando spariva per un po' di tempo senza lasciare traccia di sé. 
Io a questo suo modo di fare mi ero abituato, ma nei primi anni che l'ho conosciuto, effettivamente non avere sue notizie per diversi mesi mi faceva preoccupare un po'.

Il re dei barboni è morto a 87 anni.

Il 17 marzo del 1989 Armando era scampato ad una terribile tragedia, transitando circa un minuto prima del crollo della Torre Civica in prossimità della stessa torre. Mi raccontò che già prima del cedimento della struttura erano caduti dei sassi dall'alto. 

Le rovine della torre del Duomo di Pavia.

Era un uomo libero, ha vissuto come ha voluto, non aveva nulla da rimpiangere, se non il fatto che suo figlio non gli avesse mai perdonato d'essersene andato di casa lasciandolo con la madre, circa 50 anni fa.
Era anche un uomo orgoglioso che s'è addormentato per sempre lasciando sul comodino un numero di telefono che no ha mai voluto chiamare.

Il trafiletto che "Il Giorno" ha dedicato ad Armando pochi giorni fa.

Armando ha lasciato molte poesie inedite che voleva inserire in una raccolta dal titolo: "Le Margherite", mi occuperò io di questo suo progetto che lui non è riuscito a portare a termine. Vi terrò informati sugli sviluppi che ci saranno in futuro e sull'eventuale data di presentazione di questo libro.
In più di 30 anni, ho registrato dei video che potrebbero dar vita ad un film documentario sul re dei barboni. So che Armando teneva anche a questo proposito; vedrò se riuscirò a mettere insieme qualcosa di buono che possa consolidare il suo ricordo. Walter

Camposanto Monumentale di San Giovannino, Pavia. Gli amici di Armando presenti all'interramento della bara leggono le poesie tratte da Fiori e Pensieri, Libertà e Amore e Sogno e Preghiera.

Chiudo questa tristissima pagina con le parole che Armando aveva lasciato scritte per la sua lapide.

A mio figlio, non piangere!
(La mia lapide)

Quando questo mio misero corpo
giacerà composto dal gelido bacio della
morte
ed i miei occhi si chiuderanno per sempre
sigillando l'ultima lacrima.
Non piangere!
L'anima mia libera troverà finalmente
nel quieto e lungo sonno
la pace
che mi curvò le spalle.
Nel silenzioso sepolcro
cesserà la salita al Calvario.
Il mio Calvario.
Non piangere. Lasciami riposare.
Son tanto stanco!
Lasciami riposare!
All'ombra dei cipressi e delle croci
troverò la mia pace.